Un altro italiano a Londra

E’ iniziato tutto alle 9:30 del mattino. Un aereo strapieno per Londra, un biglietto e una valigiona in mano. Comincia così la più pazza delle mie idee che abbia mai avuto: quella di andare a vivere in Inghilterra.

Sappiamo bene il perché si fa. Il lavoro non si trova in Italia, oppure ci sta sulle palle la politica, magari non ci piace il fatto che ci abbiano messo le strisce blu quando prima non c’erano, o semplicemente scatta quella voglia di cambiare, di partire e di non guardarsi indietro.

Scrivo questo post la sera del mio arrivo a Londra. Quindi non aspettatevi un articolo da Pulitzer, sono stremato. Risiedo in un ostello nel sobborgo di Greenwich, il St. Christopher Inn.

Di Greenwich mi sono già innamorato! Vicino ci sono pub e catene di fast food, per esaudire ogni mia esigenza da foodie. Poi c’è il mercato, che andrò a vedere domani, e poi c’è il Tamigi vicino e l’università, con un parco enorme. E questo solo facendo 500 metri a piedi.

La giornata è iniziata all’insegna delle code. 30 minuti per imbarcarsi sul volo Ryanair (coda che immancabilmente e italicamente si è divisa in 3 e tutti passavano uno davanti l’altro). Coda di 15 minuti e ressa infinita per prendere l’autobus Terravision che mi ha portato a Victoria Coach Station.

Avrei voluto che fosse più romantico il mio primo pasto inglese consumato appena dopo il mio arrivo a Victoria, magari qualcosa di tipico dentro un pub, invece mi sono chiuso in un Subway e ho scambiato i sottaceti per zucchine al vapore (senza contare la scelta totalmente casuale del pane). Subway crea sempre qualche problema di comunicazione…

Successivamente, fatta la scheda del telefono Lebara internazionale (che costa veramente poco quando devi chiamare sia i numeri nazionali che all’estero – ovvero l’Italia) mi sono avviato verso il mio ostello.

Bello, ma claustrofobico. Questa è la mia prima esperienza in ostello (se non ne conto una fatta a 13 anni, ma tralasciamo…) e già immagino che le notti che passerò saranno solo in parte riposanti. Tant’è che stasera, ritornato da un giro a Piccadilly Circus, mi sono trovato una ragazzina che parlava con la famiglia su skype tenendo la luce accesa mentre 2 cercavano di dormire. Se continua così anche stanotte… due sberle e via!

Stasera ho colto l’occasione e sono andato ad un evento di “Speed FlatMating” ovvero in un locale persone che cercano stanza e persone che la offrono si trovano in un solo posto e cercano di “accoppiarsi” affittando la stanza. Bene, avevo fatto un errore di calcolo! In quanto il mio budget non poteva permettersi il quartiere in cui sono andato (Clapham). Budget mio: 400£, prezzi medi degli affitti: 650£. Dopo un’ora ho mandato al diavolo tutto e ho preso la metro per Piccadilly Circus.

Piccadilly di giorno è brulicante di gente ed è stravagante, ma di notte è incredibile! Oggi era solo mercoledì sera, ma era pieno di gente, anche vestita elegante, che usciva e si divertiva, senza contare i neon e gli schermi che illuminano le strade.

Io ero andato a Piccadilly per un motivo soltanto: Al Piccadilly Trocadero c’è il DDR! E anche il Pump It Up. Peccato che il Trocadero sia una delle sale giochi penso più trascurate che abbia mai visto, quindi le pedane erano pessime e le mie scarpe non adatte. E poi niente pubblico! Bleah! Mi devo trovare un altro posto dove ballare!

Ora sono nella stanza relax dell’ostello e scrivo questo post mentre sorseggio del te e mi mangio dei biscotti di Sainsbury. Santissimo Sainsbury! Senza di te, che chiudi a mezzanotte, come avrei fatto a fare il classico pasto inglese del professionista impinguinato: il tramezzino!

Eh sì, io che volevo che la mia prima cena venisse consumata in un pub mangiando Bangers and Mash, l’ho passata mangiando alle 22 un tramezzino nell’ostello. Va beh, è il primo giorno e sono ancora scombussolato.

E ora sono pure assonnato. Due sberle alla ragazzina e mi metto a dormire!

Se vi va di commentare qualcosa fatelo, ma non è necessario :)

2 thoughts on “Un altro italiano a Londra

  1. Hai la mia più totale stima. Dico davvero. È un passo che vorrei fare anche io, non fosse che io ho un lavoro a tempo indeterminato (che per quanto non soddisfi le mie aspettative, è pur sempre un contratto indeterminato!!) e alcune persone che mi legano qui. Non sai quante volte avrei voluto fare la valigia e partire per Londra.. credo anche io di essere in linea con la cultura anglosassone, io li adoro! Chissà se leggendo i tuoi diari mi scatterà quel qualcosa.. che mi farà dire sul serio”Basta. me ne vado”.

    1. Io sono sempre stato del parere che per seguire i propri sogni e desideri bisogna prendere scelte radicali, ma mollare tutto e andarsene diventa difficile se hai delle radici che ti tengono a casa. Io ho colto l’occasione proprio perchè in questo periodo della mia vita in cui, non avendo lavoro né ragazza ed essendo stato via dai genitori dall’età di 19 anni, mi sono ritrovato con niente da perdere (se non una manciata di soldi in mano). E’ vero, ci sono gli amici (a me mancano da morire), ma se lo sono veramente capiranno il sacrificio che stai compiendo.

      Spero di esserti utile nel prendere una scelta attraverso i miei post. Let’s keep in touch!

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